
La questione Alitalia dura da molto tempo e da molto tempo la destra del Paese e i Sindacati mangiano su di essa senza alcuna soluzione, tenendo in vita un cadavere economico.
Premettendo che tutti teniamo alla compagnia di bandiera e che dunque il centro-destra non ha alcuna ragione per fare propria una causa speculando in campagna elettorale sulla storia di un fallimento annunciato che tiene sospesi migliaia di lavoratori e lavoratrici, bisogna a questo punto fare un breve excursus per ricordare ai rappresentanti del centro-sinistra cosa devono dire durante i dibattiti ai loro corris pettivi del centro-destra che continuano ad accusarli di svendere l’Alitalia ad Air France poiché ahimè li ho visti un po’ impacciati.
Innanzitutto il Governo Prodi è stato l’unico a mettere le mani in Alitalia facendo dimettere un Presidente eletto dal centro-destra – all’epoca del Governo Berlusconi – che ha solo rubato un’ eccellente liquidazione e non si è mai posto il problema di risolvere le annose questioni di Alitalia e ridurne le perdite. Nel Dicembre 2006 si aprì il Bando per le quote di Acquisto di Alitalia – realizzato con tutti i criteri e in base alle normative europee ed internazionali – che si chiuse nel Gennaio 2007. Tra tutti i proponenti erano presenti cordate internazionali facenti riferimento a Fondi di Private Equity, Multinazionali ed altre compagnie di bandiera tra cui Lufthansa che partecipò assieme ad un altro fondo ed Air France. Di cordate italiane ne figuravano due: il primo faceva riferimento alla Holding di De Benedetti, il secondo ad Air One con una fiduciaria che avrebbe preso un prestito da B. Intesa corrispondente a ben 50 volte il fatturato della stessa Air one. Il Ministero per stabilire una graduatoria ufficiale organizzò una Commissione tecnica con tecnici esterni della Merrill Lynch International e dell’Alitalia che stabilì una serie di criteri che avrebbero attribuito un punteggio sia per la consistenza economica dell’offerta, sia per la garanzia di un credibile piano di rilancio di Alitalia. Prima ancora della graduatoria si ritirarono otto gruppi. Nelle preferenze espresse dalla Commissione era stata individuata la cordata facente parte al gruppo di De Benedetti ma questo si ritirò. Le uniche offerte rimaste furono quelle di Air France ed Air One, le quali differivano sia nel piano di rilancio sia nella solidit&ag rave; economica.Sul piano di rilancio differivano perché la prima destinava fondi per lo sviluppo dell’hub di Fiumicino ritenendolo valido trampolino per gli scali mediterranei e la diminuzione degli scali su Malpensa - potenziata con conseguente aumento dei debiti con la volontà della Lega nel passato Governo Berlusconi – mentre la seconda offerta in un disperato quanto poco credibile sforzo, manteneva Malpensa com’era. Sul piano della solidità economica Air France ha un fatturato circa venti volte superiore ad Air One ed una flotta 40 volte più grande con un’esperienza ed una specializzazione elevatissima nel campo aeronautico. Air One fa parte del gruppo di imprese dell’imprenditore Toto, il quale è nato nel settore immobiliare ed è cresciuto con l’acquisto dell’autostra da A-24 Roma-Pescara/Teramo. Per acquistare Alitalia Air One avrebbe dovuto indebitarsi con un prestito da Banca Intesa di circa 100 MLD.Raccontata la verità (incontrovertibile) data dai fatti, il Governo Prodi si è trovato alla fine con un solo acquirente attendibile che regolarmente aveva partecipato ad un bando internazionale con norme europee, indetto dal Governo italiano e pubblicato più di un anno fa sulla Gazzetta Ufficiale. Perché allora i sindacati continuano ad alzare il tono? Perché la cordata paventata da Berlusconi, se esiste, non ha partecipato un anno fa a quel Bando di gara internazionale che tutti gli imprenditori conoscevano? L’obiettivo è lo stesso – sia per il PdL che per alcuni sindacati (leggesi UGL, CISL e UIL) – e le menzogne pure. Il PdL fa spudorata campagna elettora le sulla pelle dei dipendenti Alitalia con lo psiconano sempre pronto a mentire (tanto a lui che gliene frega). I sindacati sperano ancora di mungere la vecchia grassa Italia. Pensano infatti che ci possa ancora essere l’ennesimo impegno economico del Governo per salvare Alitalia e continuare le loro richieste incresciose di clientelismo e svendita posti di lavoro con cassa integrazione.
Ma l’Italia il latte da mungere non lo ha più ed i sindacati farebbero bene a fare il loro lavoro rappresentando ad esempio i precari – che sono 1 milione e mezzo – e lasciar fare il mercato quando per colpa loro e del clientelismo dei partiti, un’azienda che dovrebbe avere 1500 dipendenti, se ne ritrova 8000. Se lo psiconano vincerà le prossime elezioni, continuerà a fa re propaganda e i sindacati cercheranno di avere il loro successo convincendolo che sarà ancora possibile salvare Alitalia con l’intervento del Governo italiano. Insomma la solita italietta dei cortili.
Rimarrà sul campo l’esperienza di un bando internazionale e la delusione di Air France. L’Italia uscirà di nuovo come il Paese che non rispetta le regole del mercato – molte altre imprese straniere difficilmente parteciperanno seriamente ad altri bandi – e l’Alitalia fra qualche anno fallirà inevitabilmente con tanto di scioperi, propaganda ed altra ostentazione di capi e capetti.
Spero che però alcuni di loro avranno capito la lezione: non si può avere con una raccomandazione un posto di lavoro e volere un’altra raccomandazione per tenerlo.
O forse no staremo a vedere.
Alessandro Massacesi

Complimenti ad Alessandro per la lucidità con la quale è riuscito a ricostruire la storia. Stavolta le responsabilità sono individuabili e, oltre a Berlusconi e alle sue berlusconate, anche i sindacati dovranno rispondere nel caso si dovessero portare i libri in Tribunale.
E’ cosi.
E’ una lucida analisi.
Speriamo che ora i sindacati si rendano conto dell’errore grave che stanno commettendo e che Alitalia possa avere l onore di far parte della compagnia piu importante al mondo
io sono fiducioso
massimo
Caro Alessandro
Analisi che condivido al 100 % e che conferma
l’immobilismo di vasti settori del nostro Paese.
C’è tanto lavoro da fare…siamo qui per questo.
Speriamo che in extremis sia possibile trovare
un rilancio del piano Spinetta altrimenti invece
di 2000 esuberi ce ne saranno molti di più
oltre alle gravi conseguenze ulteriori da te citate.
Ancora legato ad un barlume di speranza,
Filippo