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ACCADE DOMANI, online gli oltre 400 progetti ricevuti – Complimenti ad Italia Futura

Italia Futura

E’ bello notare  il successo di questa iniziativa di Italia Futura, una Associazione che sta dimostrando di avere un enorme potenziale di “novità” al suo interno.

ACCADE DOMANI, un concorso che finanzierà con 30,000 di Venture Capital un brillante progetto di “Micropolitica”, ha infatti ricevuto la partecipazione di 400 progetti

Vi invito a “leggere” tra i progetti presentati, perchè vi si trova uno spaccato della creatività di noi italiani.
 
Aggiungo che sarebbe l’ora che anche i Partiti Politici ragionassero in questi termini, promuovendo “Bandi di innovazione”, “Concorsi di Idee” con cui “conoscere” e “sostenere” lo spirito creativo-imprenditoriale che è un po’ in ognuno di noi, a partire dal livello locale.
 
A mio avviso, questo è un ottimo modo per coinvolgere cittadini e favorire processi imititativi di innovazione: anche questo è fare Politica nel ventunesimo secolo.
 
Complimenti ad Italia Futura.
 
Massimo Preziuso

(Pubblicato sul Sito web di Innovatori Europei)

Dopo le belle elezioni primarie di ieri, 25 Ottobre 2009, viene voglia di scrivere qualcosa: perchè sono state un successo, sotto vari punti di vista.

- 3 milioni di votanti sono tantissimi, soprattutto se si pensa che l’Italia non sta vivendo un momento di “euforia” (come invece accadde nel corso delle primarie del 2007).

- Ha vinto la squadra di Pierluigi Bersani, il nuovo Segretario, perchè è quella che meglio garantisce all’elettore – simpatizzante quel connubio necessario tra “esperienza e valori” del Passato e “visione e progettualità” per il Futuro.

- I “competitors”, Franceschini e Marino, hanno dimostrato, da subito, apertura e rispetto verso il nuovo Segretario: questo porterà ad una sana dialettica ed un irrobustimento dell’azione politica del Partito nei prossimi mesi.

- Con queste Primarie si disegna  una squadra di Segretari Regionali “giovani e preparati” (con Amendola in Campania, Martina in Lombardia, Speranza in Basilicata, Basso in Liguria, Serracchiani in Veneto, e tanti altri): emerge, dunque, una nuova classe dirigente.

- Queste elezioni hanno finalmente portato al centro Temi che erano stati lasciati troppo a lungo in periferia: dal Lavoro quale diritto fondamentale, alla Green Economy quale opportunità di sviluppo economico e culturale, alla Ricerca e Innovazione quale necessità per competere in un mondo che cambia rapidamente, all’Immigrazione e la Diversità viste come opportunità di crescita per la società tutta,  alle Alleanze politiche “per tornare a governare il Paese”.

Ebbene, in questo fine 2009, dopo un anno di seria crisi e di immobilismo (della Politica e dell’Economia), si apre uno spiraglio per agire e far cambiare rotta all’Italia: un Paese che ha dimostrato, in queste elezioni, di voler esserci e di saper scegliere in maniera critica.

A Bersani il delicato ma possibile compito di raggiungere questo obiettivo, cominciando (questo il mio suggerimento) dal tema fondamentale dell’Organizzazione (centrale e periferica) del Partito Democratico.

Buon lavoro, Segretario.

Massimo Preziuso

E’ Online la Rivista di Ottobre di Innovatori Europei

Buona lettura.

I.E.

Pubblicato sul Sito di Innovatori Europei

svilupposostenibile

Se si vuole essere protagonisti nella nuova epoca della Sostenibilità, questo è il tempo delle grandi innovazioni, soprattutto in Italia.

Tante sono le cose da fare, nel settore pubblico ed in quello privato, nei mondi della scuola, della ricerca, dell’industria, dei media, della finanza ed altri ancora.

Ma la prima cosa di cui un Paese come il nostro ha bisogno oggi è la nascita di una struttura di Governo che attui e coordini tutto il complesso di “politiche pubbliche” necessarie all’avvio di un percorso che ci porti ad una Green Economy and Society.

Una soluzione in tal senso è la nascita di un Ministero per lo Sviluppo Sostenibile (MISS), che accorpi in sé il Ministero dello Sviluppo Economico (MSE) e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM).

In tal modo, il MISS si doterebbe della forte capacità di impatto sul mondo industriale dell’attuale MSE (che è l’amministrazione di riferimento per i settori portanti dell’economia italiana) e dell’esperienza e competenza in tema ambientale del MATTM (che è l’amministrazione preposta all’attuazione della politica ambientale), migliorando efficacia e efficienza della spesa pubblica.

Il Ministero per lo Sviluppo Sostenibile diverrebbe così, insieme al Ministero dell’Economia, il motore delle politiche di sviluppo (sostenibile) dei prossimi decenni in Italia.

Una proposta come questa, oggi, è chiaramente una provocazione, ma un Paese moderno, perché possa cambiare davvero, ha il dovere di discutere anche di provocazioni.

Massimo Preziuso

di Rocco Pellegrini

Obama sta giocando tutto il suo prestigio e la sua influenza per far passare la riforma sanitaria e la riforma dei mercati finanziari ma il Congresso, spinto dalle forti resistenze del paese reale, gli sta mettendo i bastoni tra le ruote. Cerchiamo di capire perché e cosa c’è in gioco.

Il 29 settembre scorso, “la commissione Finanze del Senato ha bocciato con 15 voti contro 8 la proposta di creazione di un ente pubblico che faccia concorrenza effettiva alle grandi assicurazioni. Una misura contenuta nel testo iniziale della riforma presentato da Obama, che comunque, di fronte alle enormi difficoltà che il progetto incontra, ha da tempo mostrato disponibilità ad accogliere un compromesso”.
Così si legge in un articolo del Corriere della Sera che racconta gli ultimi accadimenti del progetto di riforma sanitaria in discussione nelle assemblee elettive negli USA. Obama ha impegnato in questa partita, che è un cavallo di battaglia storico per i democratici anericani, tutta la sua autorevolezza come si capisce dall’intervento al Congresso del 10 settembre 2009.

A noi europei, e soprattutto a noi italiani abituati al sistema sanitario nazionale che garantisce assistenza pubblica gratuita per tutti, tanta resistenza ed avversità ad una legge che ci sembra naturale e che dovrebbe dare a 45 milioni di americani (oggi esclusi da qualsiasi forma di assistenza) la copertura sanitaria, appare largamente incomprensibile.

Bisogna, però, calarsi nella realtà americana e, soprattutto, nella cultura americana per capire le ragioni di uno scontro così duro, rispetto al quale anche una personalità carismatica e popolare, come è Barack Obama, appare in grande difficoltà.

Dal testo del suo discorso e da tante altre dichiarazioni, sia del presidente che del suo entourage, appare evidente che l’amministrazione democratica non vuole fare passi indietro ed è disposta a giocarsi “tutto” pur di non fare la fine che fece l’amministrazione Clinton quando provò a far passare la sua riforma sanitaria che pure era, senz’altro, meno ambiziosa di questa prodotta dal nuovo presidente.
La presa di posizione della Commissione Finanze del Senato non è un fulmine a ciel sereno perché durante tutta l’estate negli USA il dibattito sulla riforma è stato ampio e molto diffuso, e spesso ha assunto toni molto aspri perché la destra repubblicana, ridotta al lumicino dopo la dissoluzione dell’eredità della vecchia presidenza Bush, ha visto nella lotta contro questa riforma la tanto attesa occasione per recuperare un rapporto con una parte importante della pubblica opinione.
Sono voltate parole grosse, le solite accuse di socialismo, addirittura ci sono state campagne televisive ed in rete che hanno pargonato Obama ad Hitler perché, tramite la riforma sanitaria, lo Stato avrebbe voluto controllare la vita e la morte dei cittadini americani.

Mettendo da parte, però, simili eccessi cerchiamo di dare una risposta al perché di un simile scontro. Chi vincerà questa partita? Come sarà il probabile compromesso verso il quale le cose sembrano andare?
Solo un indovino particolarmente ferrato potrebbe rispondere a simili domande. Quel che serve a noi qui è capire lo scenario degli interessi in gioco, il resto è al di là della nostra portata.
In primo luogo sarà necessario fare due conti per capire la dimensione economica delle forze coinvolte. Usando Google Finance è possibile ricavare un insieme di oltre 6500 imprese attive sui mercati americani.

Diamo uno sguardo a questa tabella che, senz’altro, ci aiuterà a capire:

All Sectors 22.912
Financial 4.897 21.37%
Services 4.166 18.18%
Energy 3.295 14.38%
Technology 2.920 12.74%
Healthcare 1.915 8.36%
Basic Materials 1.700 7.42%
Cons. Non-Cyclical 1.412 6.16%
Capital Goods 0.700 3.06%
Utilities 0.678 2.96%
Cons. Cyclical 0.570 2.49%
Conglomerates 0.339 1.48%
Transportation 0.320 1.40%

I valori sono in trilioni di dollari, cioè in migliaia di miliardi di dollari e si riferiscono ai mercati del 29 settembre scorso.
Il primo valore rappresenta la capitalizzazione complessiva del mercato. L’ordine dei settori è per importanza quantitativa. Il settore Healthcare rappresenta le case farmaceutiche e tutti quelli che operano nel settore medicale in senso più vasto, comprese case di cura ed ospedali.

E’ chiaro che è fortemente interessato alla riforma sanitaria. La Technology è a lei avversa. Come vedete, rappresenta quasi il 13% di tutto il mucchio. Ma gli interessi non finiscono qui. Dalla tabella evinciamo che il settore più importante in assoluto con più del 21% del totale è il settore finanziario, all’interno del quale un ruolo non indifferente è giocato dal sistema assicurativo.

La sanità americana è fatta tutta dal sistema delle assicurazioni private, tranne qualche ramo marginale di assistenza agli anziani, e come racconta Obama nel suo intervento, rappresenta oltre un sesto della spesa complessiva del sistema America.

E’ un sistema pieno di corruzione e molto costoso che è totalmente avverso alla riforma democratica. Si tratta di una lobby che si è presentata col cappello in mano di fronte al consumatore americano quando, qualche mese fa, la crisi sembrò travolgere tutto ma che oggi ha riacquistato forza ed in buona parte ha restituito i prestiti ricevuti dallo stato per riacquistare iniziativa senza controllo.

Proprio per tener sotto controllo questa parte della problematica, Obama ha deciso di abbinare al discorso sulla riforma sanitaria un altro importante discorso sulla riforma dei mercati finanziari parlando a Wall Street il 14 settembre 2009 per ragionare sulla crisi e sulle soluzioni che l’amministrazione americana vuol realizzare per stabilizzare i mercati finanziari ed evitare nuove e più drammatiche crisi nel futuro.
Per capire dai numeri come e quanto queste potenti forze economiche abbiano recuperato dai minimi della crisi sarà il caso di dare uno sguardo ai numeri del 3 marzo 2009 quando tutto sembrò crollare e lor signori chiesero l’intervento dei contribuenti di tutto il mondo:

All Sectors 14.150
Services 2.939 20.77%
Financial 2.302 16.27%
Energy 2.220 15.69%
Technology 1.577 11.14%
Healthcare 1.523 10.76%
Cons. Non-Cyclical 0.967 6.83%
Basic Materials 0.966 6.83%
Utilities 0.500 3.53%
Capital Goods 0.381 2.69%
Cons. Cyclical 0.343 2.42%
Conglomerates 0.221 1.56%
Transportation 0.210 1.48%

Come potete notare il settore finanziario era sotto ad un treno ma le dimensioni della ripresa le capiamo meglio se compariamo con la terza ed ultima tabella i valori del 3 marzo con quelli del 29 settembre:

All Sectors 8.762 61.92%
Financial 2.595 112.73%
Services 1.227 41.75%
Energy 1.075 48.42%
Technology 1.343 85.16%
Healthcare 0.392 25.74%
Basic Materials 0.734 75.98%
Cons. Non-Cyclical 0.445 46.02%
Capital Goods 0.319 83.73%
Utilities 0.178 35.60%
Cons. Cyclical 0.227 66.18%
Conglomerates 0.118 53.39%
Transportation 0.110 52.38%

Guardate quanto ha recuperato il settore finanziario! Di fronte ad un recupero del 60% circa di tutto il mercato il settore finanziario supera abbondantemente il 110% ed è quasi doppio rispetto a tutti gli altri, tecnologia esclusa che pure ha buone performance benchè inferiori a quelle del settore finanziario.
Appare evidente da queste assai eloquenti cifre di come questo settore abbia rialzata la testa ed oggi rialza anche il bastone del comando. Nel nostro piccolo è notizia odiena che le due maggiori banche italiane hanno deciso di non usufruire dei cosiddetti Tremonto Bond prefendo rivolgersi al mercato. Tremonti le ha accusate di preparare la prossima crisi giocando alla finanza creativa nuovamente.
Indizzi di questi comportamenti vengono da tutto il mondo. Si capisce, dunque, tornando al nostro ragionamento quanto sia grande l’interesse e quanto forti le lobby che Obama sta sfidando. Ma ciò non basterebbe se ad esse non si aggiungesse una consumata visione americana che è contro l’assistenza pubblica e che vede nell’intervento dello stato il peggiore di tutti i mali.

L’idea che chi ha poco deve soffrire è un’idea molto forte nelle comunità

protestanti americane e si è portati a pensare che chi non ce la fa a fare da solo è meglio che non sia aiutato perché ciò indurrebbe comportamenti parassitari.

Dunque la montagna che si para davanti ad Obama sembra assai difficile da scalare e tuttavia io penso che il presidente riuscirà ad avere un qualche risultato. In fondo questa ripresa economica è una ripresa senza occupazione ed i numeri staranno pur dalla parte della banche ma gli interessi delle persone? Forse, anzi sicuramente, non del tutto.

Il Partito Democratico e l’Innovazione nella Green Economy and Society
Innovatori Europei e Rete dell’Innovazione per Pierluigi Bersani Segretario

La crisi mondiale nella quale ci troviamo ha messo in luce la debolezza del sistema produttivo nazionale e la sua incapacità di innovare.

La ragione primaria che determina questa incapacità è la mancata comprensione del cambio di paradigma che nel mondo occidentale si è determinato con il passaggio dalla società industriale alla società della conoscenza: si tratta non solo di una profonda variazione del sistema produttivo, nel quale assumono un rilievo inedito rispetto al passato le attività e i beni che includono quantità crescenti di conoscenza, innovazione e creatività ma, nel complesso, di un profondo cambiamento culturale e politico.
Un cambiamento che si esercita innanzitutto sull’idea stessa di progresso e benessere: se sino ad ora si è pensato che queste variabili obbedissero ad una crescita inarrestabile della produzione e del consumo, sostenuta dall’economia finanziaria, adesso gli effetti negativi di questa ideologia hanno reso evidenti e gravi gli errori commessi sino ad oggi. Dalla crisi di una finanza slegata dalla produzione reale, alla precarietà a cui stiamo consegnando il pianeta, sino alla esplosione degli equilibri tra diritti fondamentali nelle zone ricche a quelle più povere del mondo.
Il neoliberismo, con la sopraffazione dell’etica da parte del profitto e dei bisogni generali da parte dei particolarismi e interessi sempre più ristretti, è stato la dottrina economica che ha prodotto questo stato di cose.
Nella società sempre più globalizzata nella quale viviamo, innervata dai sistemi a rete – Internet in primis – i destini reciproci sono sempre più interdipendenti: questa è la variabile esogena più evidente che ci deve indurre a ripensare i nostri modelli di sviluppo, tenendo al contempo in conto la soddisfazione dei nostri bisogni e la ricaduta globale che le nostre azioni producono.
Tutti i principali paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo stanno facendo enormi investimenti e piani di intervento, sui settori dell’innovazione, sul sapere, sulla ricerca e sull’energia e ambiente, per cogliere le opportunità di questo nuovo scenario di interdipendenza internazionale e mutazione del sistema produttivo.
L’economia italiana sembra invece non aver compreso a sufficienza questo profondo mutamento di paradigma. Mentre tutti i paesi industrializzati investono in innovazione e ricerca per aumentare la quantità di conoscenza contenuta in ciò che producono, il nostro paese è asserragliato invece su produzioni a bassa e media specializzazione tecnologica che non consentono di competere con efficacia in un mondo sempre più globalizzato.
La crisi finanziaria che stiamo attraversando è crisi di un modello di crescita e di una impostazione economica “non sostenibile” ed ha semplicemente dato l’impulso ad un lento e continuo declino del nostro sistema economico, che rischia di protrarsi, e che va fermato, assumendo decisioni coraggiose in tempi brevi.
Tutto questo si accompagna alla necessità di un uso più attento delle limitate risorse del Pianeta: il clima sta cambiando sotto i nostri occhi, rischiando di compromettere in maniera irreversibile le “nostre” condizioni di vita sul pianeta.
Per questo, negli ultimi due anni, il tema del Cambiamento Climatico, da vincolo – costo per le economie e le società è diventato opportunità economica – culturale – politica, al punto che oggi dagli Stati Uniti alla Francia, passando per la Cina, si parla della necessità di una Green Economy and Society.
In questo nuovo contesto, l’obiettivo strategico di un Paese come l’Italia è quello di investire in innovazione e conoscenza, modernizzare l’apparato produttivo e contribuire all’affermazione di un nuovo modello di sviluppo sostenibile.
Un modello che premia i processi di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi ad impatto zero, ovvero tali che qualunque costo ambientale derivante dalla pressione esercitata dalle attività umane sull’ecosistema Terra sia controbilanciato da un’azione uguale e contraria, evitando di contrarre “debiti ambientali” che ricadranno, inevitabilmente, sulle future generazioni.
Per arrivare ad una Green Economy and Society, occorre innanzitutto innescare un processo virtuoso che, sfruttando anche le leggi del mercato, determini l’emersione e l’affermazione di questo nuovo modello economico e culturale.
La vera sfida consiste, infatti, nel diffondere nella società civile una consapevolezza ambientale che si traduca in tecnologie, comportamenti e buone pratiche quotidiane che, nel loro insieme, possiamo definire Green Behaviour. Queste azioni vanno dagli accorgimenti per la riduzione dei consumi di energia ad interventi più strutturati di efficienza energetica degli edifici, installazione di impianti di generazione da fonti rinnovabili, progetti di energy management, trasporto sostenibile, produzione sostenibile etc.
Mentre le soluzioni sono ormai note e la tecnologia è in molti casi già disponibile, per diffondere il Green Behaviour ed accelerare la transizione verso una Green Economy and Society i fattori critici di successo sono:

1. Lo sfruttamento dell’attuale crisi energetica, divenuta, a tutti gli effetti, strutturale, quale opportunità offerta dal mercato per sensibilizzare tutti, cittadini e imprenditori, sui risparmi immediati che nascono da comportamenti eco-compatibili;
2. L’adozione di Internet come paradigma di processo bottom-up, autenticamente democratico e direttamente partecipativo. Il Web è esploso grazie alla sua configurazione di rete peer-to-peer in cui tutti collaborano alla creazione e diffusione dei contenuti: lo stesso modello va adottato per creare e condividere conoscenza sul tema del Green Behaviour. È importante notare, infatti, che la “rete intelligente” sarà anche il modello di generazione e distribuzione dell’energia del futuro, in cui ciascun utente – nodo della rete sarà potenzialmente produttore e consumatore di energia, esattamente come nel Web 2.0 il navigatore ha oggi un ruolo di creatore e fruitore di contenuti in Internet.
3. La creazione, a livello internazionale, delle condizioni di consolidamento di una massa critica di “politiche” che possa scatenare un processo irreversibile. Ciò può avvenire incentivando gli investimenti in iniziative “verdi” attraverso strumenti normativi (definizione di standards a livello europeo – internazionale) ed economici (sgravi fiscali, finanziamenti agevolati di livello sovra-nazionale), che accompagnino lo sviluppo ed il consolidamento di un mercato delle emissioni e di un carbon finance globali.

Nella definizione di Green Economy and Society si racchiude quindi un po’ tutto:

- una Nuova Società, basata sulla sostenibilità dello sviluppo economico e dei consumi, ovvero sul Green Behaviour
- una Nuova Economia, incentrata sulla sostenibilità e sull’etica dei comportamenti, una Green Economy appunto.

E’ da lì che bisogna partire per capire la portata di questo cambiamento: che non è quindi solo cambiamento di un paradigma economico-industriale (il passaggio da uno sviluppo basato su combustibili fossili ad uno basato su energie rinnovabili) ma anche e soprattutto una innovazione culturale e sociale, in cui l’uomo torna al centro della scena, con la sua carica di umanità, di socialità partecipata all’ambiente in cui vive.

E’ per questo che tale tema dovrà risultare come la sfida più rilevante del Partito Democratico: un Partito che deve e può guidare l’Italia, in un momento unico ed irripetibile, a rivedere il proprio modello di sviluppo culturale ed economico, mettendo al centro il tema della sostenibilità ambientale.

Questo noi chiediamo a Pierluigi Bersani, “nostro” candidato alla Segreteria al congresso di Ottobre, sicuri che, con l’esperienza e il pragmatismo dimostrati da Ministro dello Sviluppo Economico, potrà affrontare una sfida così complessa e nuova.

9 Settembre 2009 – Innovatori Europei e Rete dell’Innovazione

Massimo Preziuso, Paolino Madotto, Alberto Zigoni, Stefano Casati, David Ragazzoni, Alessia Centioni, Francesco Augurusa, Antonella Giulia Pizzaleo, Peter J. Bury

Per adesioni e/o info: infoinnovatorieuropei@gmail.com oppure info@larete-innovazione.it

Ieri ho partecipato al Convegno di presentazione della Candidatura di Pierluigi Bersani alla Segreteria del PD, ed andrò ad ascoltare Franceschini.

Ed ecco le mie prime e schiette riflessioni.

Bersani rappresenta, a mio avviso, il “giusto” Segretario del PD per questa Fase della politica italiana.

E’ politico preparato, di forte esperienza (in particolare è stato un serio Ministro dello Sviluppo economico), viene da esperienze politiche forti nei territori (Presidente della Regione Emilia Romagna).

Ha messo in piedi una squadra di altissimo livello, coordinata dall’ottimo Gianni Pittella, attorno alla quale si intravedono importanti figure di riferimento (come Massimo D’Alema, Enrico Letta, Rosy Bindi).

Ottimi i riferimenti all’esperienza Ulivista, ed ottima la volontà di rendere il PD un Partito Popolare, ed ottimo il riferimento alla necessità di dare spazio ad una intera generazione politica che “già esiste” e che “va riconosciuta”.

Non ho però sentito la definizione di un Tema Trainante che possa portare il PD ed il Paese fuori da questa lunga fase di stallo.

Mi sarei infatti aspettato da Bersani un forte accento sulla necessità di impostare una “Rivoluzione Economica e Sociale” in Italia, coinvolgendo le nuove Generazioni nella definizione dei Nuovi Contenuti programmatici del Partito Democratico, e avrei sognato che Bersani ponesse al centro di questa Rivoluzione il Tema della “Green Economy and Society”, tema su cui ci battiamo da qualche anno, ma che ancora non riesce a prendere piede nel panorama politico italiano.

Eppure, i tempi sarebbero più che maturi per parlare dei “temi ambientali”, e metterli al centro dell’Agenda Politica, quando: al G8 dell’Aquila tra qualche giorno si parlerà della piattaforma globale di lotta al cambiamento climatico che verrà fuori e decisa a Dicembre a Copenhagen, la Francia di Sarkozy (dopo il successo dei Verdi alle elezioni europee) sta per trasformarsi in “economia verde”, la Germania – ormai Leader mondiale sta coordinando in ambito europeo l’enorme progetto “Solare” Desertec nel Mediterraneo (in cui l’Italia avrebbe dovuto giocare un ruolo naturale maggiore), la Cina ha deciso di entrare nella partita da protagonista (intuendo che i costi da supportate nel breve periodo saranno più che compensati dai benefici nel Medio-Lungo periodo), e gli Stati Uniti di Obama stanno avviando una vera e propria trasformazione culturale ed economica orientata al tema della ”sostenibilità”.

Ma intanto l’Italia continua a guardare, mentre avrebbe tutte le carte in regola per entrare in questa “partita epocale”, potendolo fare a costi bassissimi (si parla di un investimento di 0,2-0,3% di PIL annuo per raggiungere gli obiettivi di -30% di emissioni nel 2020) a fronte di enormi benefici (basta solo pensare alla possibilità di creare un milione di posti di lavoro “verdi” in pochi anni).

Senza parlare, poi, dell’importanza che un “cambiamento di paradigma”avrebbe sull’entusiasmo di noi tutti, dopo un decennio in cui il Paese ha vissuto un lento ma costante “declino culturale ed economico”, forse senza nemmeno accorgersene.

In questa situazione, io credo che i “giovani” del PD, e tutti i movimenti ad esso vicini (come Innovatori Europei) dovrebbero OGGI unirsi sulla definizione di questi ed altri “Nuovi Contenuti” invece che sul sostegno ad uno dei Candidati Segretari, perchè vicino o lontano da qualcuno o qualcosa.

E’ certo poi che sarebbe bello vedere Bersani o Franceschini lanciare una iniziativa politica incentrata sul Tema della “sostenibilità (ambientale)”, unico vero “motore” di una Rivoluzione culturale, economica e politica di cui l’Italia ha urgente bisogno.

Speriamo che qualcosa accada a riguardo.

Massimo Preziuso

di Massimo Preziuso

romano-prodi

Oggi sento di dover scrivere su Romano Prodi. Per un semplice motivo. Due giorni fa, ho letto una sua Lectio Magistralis fatta in un’ Università spagnola, sui temi dell’Economia Industriale, che mi ha lasciato positivamente entusiasta.

Il titolo della lezione era “Lindustria: passato o futuro della nostra economia?”, e la Tesi del Professore che, dopo anni di pesante sbilanciamento delle economie europee verso il “terziario avanzato”, questa crisi ci dice che è importante “tornare” o “rinforzarsi” nell’economia reale – manifatturiera, esistendo già interessanti correlazioni tra “peso industriale manifatturiero” e “resistenza alla crisi economica”.

Sembra, infatti, che Paesi più manufatturieri come la Germania, la Francia e l’Italia vengono intaccati meno dalla crisi rispetto ai Paesi fortemente orientati al terziario avanzato (servizi finanziari etc) come Regno Unito, Irlanda e altri.

Ebbene, io ho totalmente condiviso l’impostazione dello studio e, soprattutto, la sua conclusione, che intravede in maniera chiara il futuro delle economie e società europee nelle Energie Pulite e nelle Bio Tecnologie.

Ora voi direte: ma che centra questo con il Titolo “Prodi for President (del PD)”?

Ve lo spiego:

Fin dall’Aprile scorso, quando il Professore lasciò il PD mi ero convinto della grossa perdita che il Partito avrebbe avuto da questo “episodio”.

Per vari motivi: in primiis per il fatto che Prodi rappresenta il Padre del Partito Democratico, e che moltissimi elettori e simpatizzanti erano stati attirati da questo nuovo progetto proprio grazie al Professore.

Bene, dopo questo articolo mi sono anche ricordato di quanto “lucido ed innovativo” sia il pensiero del Prodi politico ed economista industriale, che, unico in Italia, sa tracciare un futuro netto e deciso per l’Europa (Energie Pulite e Bio Tecnologie).

Infine, ieri ho letto che Prodi ha rinnovato la Tessera del PD.

Allora, mi son detto: ora speriamo che Franceschini e il Partito Democratico tutto si diano una mossa e convincano il Professore a “prendersi” il ruolo che gli è naturalmente dovuto dalla nascita del Partito.

Romano Prodi for President (del PD), dunque.

Anche se già so quanto sarà difficile vedere questo importante passaggio realizzarsi.

Massimo Preziuso

Ciao a tutti.

Dopo molta attesa, a breve va Online il Nuovo Sito (su Piattaforma wordpress) di Innovatori Europei.

Esso sarà la sede “unica” di:

- Centri Studi (Energia, Europa, Sapere)

- Rete Territoriale

- Rivista

- Forum di discussione

Ecco il Trial http://www.innovatorieuropei.com/ienew

Aspettiamo i Vostri suggerimenti per eventuali modifiche.

Grazie.

Massimo

 

Non credete che un imprenditore alla guida del PD potrebbe ridare slancio al Paese tutto?

 

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