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Il Ministro piu’ acclamato del momento nel rutilante governo Berlusconi quater, Renato Brunetta, classe 1950 e professore universitario con l’ineffabile record di 5 pubblicazioni di cui 4 per la banca di Roma, ha deciso di sfidare gli sfaticati della pubblica amministrazione.

(continua qui….)

         

 

          Il passato 9 luglio si è concluso, in Giappone, il vertice dei G8, dove le più importanti potenze economiche mondiali hanno trattato alcuni degli argomenti che, dal 13 luglio, sono destinati a convertirsi, anche, in oggetto di progetti regionali del e per il Mediterraneo.

Si tratta di ambiente, crisi energetica ed energie alternative che, a livello regionale, devono diventare vettori per il co-sviluppo del  Mediterraneo, secondo quanto previsto dall’Unione per il Mediterraneo (UPM). È questa, invece, una delle regioni al mondo con maggiori squilibri economici (il reddito pro capite è, in media, 10 volte superiore nella sponda Nord rispetto a quello della sponda Sud), oltre ad essere scenario di gravissime tensioni (Algeria-Marocco, Turchia-Cipro, Siria-Libano, per esempio) o, addirittura, conflitti diplomatici (come quello israelo-palestinese). La scelta di queste tematiche come vettori del co-sviluppo (e perciò della creazione di una zona di pace e stabilità) convince sicuramente di più i Paesi europei che quelli della sponda Sud del Bacino, più preoccupati a risolvere problemi come impiego e migrazioni.

L’UPM, ideata e lanciata dall’attuale Premier francese nonché Presidente di turno europeo, Nicolas Sarkozy, si propone perciò come un progetto di carattere economico-ambientale che cerca di assumere una dimensione più realistica e democratica rispetto al suo “predecessore”, il Partenariato Euromediterraneo (PEM).

Innanzitutto, l’UPM dovrebbe essere più democratica, giacché amplia la partecipazione a 43 Paesi (i 27 Paesi dell’UE e tutti i Paesi che affacciano sul Mare Nostrum – al Vertice di Parigi non hanno però partecipato né il Marocco, a causa della questione algerina, né la Libia –) e stabilisce una doppia presidenza di turno (un partner del Nord e uno del Sud), con l’idea di superare la grave assimmetria tra le due sponde del Bacino.

D’altra parte, si presenta come più realistica, poiché prevede la realizzazione di progetti concreti, non più di politiche (come prevedeva il PEM). Ciò dovrebbe fornire un carattere più concreto e pratico all’UPM, rispetto a quanto suppone l’ideazione di politiche, sicuramente molto più ambiziose, da un punto di vista ideale, ma difficilmente realizzabili, da un punto di vista pratico.

I progetti inizialmente previsti sono 6, riguardanti: il disinquinamento del Mediterraneo, la costruzione di autostrade marittime e terrestri per migliorare le fluidità del commercio fra le due sponde del Mediterraneo, il rafforzamento della protezione civile – tenuto conto dell’aumento dei rischi regionali legati al riscaldamento climatico –,  la creazione di un piano energetico solare mediterraneo, lo sviluppo di una università euromediterranea – già inaugurata a Portoroz, in Slovenia – e una iniziativa di sostegno alle piccole e medie imprese.

Nella realizzazione dei progetti si pone un problema fondamentale per quanto riguarda le risorse economiche di cui dovrà disporre l’UPM (ed è questo uno dei nodi gordiani del progetto di Sarkozy): per il momento, non ci sono soldi a disposizione. Bruxelles ha già presentato il piano di bilancio fino al 2013, che non prevede fondi aggiuntivi a favore dell’Unione per il Mediterraneo. Secondo gli stessi leader, saranno benvenuti donatori internazionali, tali come la Banca Mondiale, la BEI e la Banca Africana. L’appello vero è rivolto, però, agli investitori privati: gli Stati euro-mediterranei sperano che le industrie interessate ad investire nei Paesi del Sud aumentino.

Questo ci pone di fronte a due questioni:

· una di carattere esclusivamente economico, ovvero riguardo la dimensione vera dei progetti dell’UPM: ad esempio, la Commissione Europea ha presentato un rapporto, nel quale sostiene che ci vogliono almeno due miliardi di euro per ripulire l’80% del Mediterraneo…

· l’altra, di carattere più politico, che si riferisce all’approccio che gli investitori privati vorranno dare ai diversi progetti che propone l’UPM e, perciò, al difficile rapporto che essi potranno avere con il co-sviluppo.

La mancanza di una maggiore partecipazione economica da parte dell’Unione Europea sorprende fortemente, in quanto contrasta con la posizione assunta, negli ultimi mesi, da Bruxelles, che ha cercato (fino a riuscirci) di convincere la Francia sulla necessità di impostare l’UPM non come un club intra-mediterraneo, ma Euro-mediterraneo (il nome ufficiale è diventato addirittura “Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo”), dove l’assenza dei 27 dell’UE avrebbe votato l’UPM ad un fallimento sicuro.

Il carattere intra-regionale che Sarkozy aveva previsto per l’UPM (alla quale originariamente dovevano partecipare solo i Paesi dell’UE che affacciano sul mare, più tutti i Paesi della sponda Sud), rappresentava sicuramente uno dei punti più controversi del progetto. Da una parte, attribuiva il potere decisionale ai Capi di Stato e di Governo di tutti i Paesi mediterranei (inclusi quelli dell’UE), anche se ciò avrebbe potuto dare luogo a conflitti tra l’UE e l’UPM: una decisione poteva prendersi, in sede UE in un senso e in seno all’UPM in un altro,  diametralmente opposto. Questa questione si lasciava però in sospeso. D’altra parte, costituiva sicuramente il punto più interessante del progetto, giacché segnava la grande differenza con il PEM e donava all’UPM una forza particolare, dovuta sicuramente all’interesse diretto di tutti i partner nella realizzazione dei progetti.

La possibilità di avviare una Global Mediterranean Policy c’è ancora, anche se dipende, in gran parte, dal modo in cui si decideranno di impostare i particolari organizzativi, decisione rinviata a novembre e che verrà presa non già dai Capi di Stato e di Governo, ma da Ministri degli Esteri, come si prevedeva per il PEM.

 

Ainhoa Agullò – Innovatori Europei / Europa

 

Il crollo di tutte le certezze - dai Suv alle Borse internazionali - di Valerio Berruti (Repubblica.it)

Una domanda: ma possibile che non ci si renda conto che questo è IL momento in cui provare a cambiare STILI DI VITA E CONSUMO, attraverso massicce POLITICHE di COMUNICAZIONE?

Massimo

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Siamo alla vigilia del risultato di quel giugno “disastroso” annunciato nei giorni scorsi da Marchionne. L’auto, pur rimanendo il mezzo di trasporto preferito dal 90% degli italiani (dati Aci Censis), si prepara a un altro tonfo, il sesto consecutivo. Le previsioni indicano un calo del 13-15 per cento che significa altre 35 mila auto in meno rispetto a giugno 2007 e la chiusura del semestre a quasi meno 11 per cento.

Nel conto bisogna aggiungere anche i titoli automotive in caduta libera nelle Borse di tutto il mondo (la Fiat è ai minimi degli ultimi due anni con una perdita del 40 per cento in soli sei mesi), il calo drastico dei consumi di carburante e il conseguente minor uso dell’automobile. Insomma uno scenario quasi apocalittico per un mercato, quello italiano, che alla fine del 2007 aveva fatto registrato il record di vendite di tutti i tempi.

Ma si sa, le cose cambiano in fretta. La crisi corre veloce, travolge le grandi certezze. Come quella sui Suv in perenne escalation. Anche loro hanno invertito la rotta. Prima in Usa poi in Europa. Qui nei primi 4 mesi la Q7 è scesa del 29%, la Range Rover del 27, la X3 del 17, la Classe M del 15. Incredibile ma vero.

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Cosa stiamo aspettando a partire con massicce campagne di sensibilizzazione per un “cambiamento dei nostri stili di vita e di consumo” che OGGI e ORA, in una crisi economica e sociale persistente, può avvenire in maniera dolce, naturale e vincente?

Ad una buona parte dell’elettorato italiano pare che il governo Berlusconi piaccia. I sondaggi ci raccontano addirittura che il consenso per il nuovo esecutivo sia in rapida ascesa. Eppure in questi giorni di cose bizzarre e inquetanti ne sono successe. Nessuna di queste pare abbia scalfito il desiderio degli italiani di fidarsi del capo. Anzi. Stiamo assitento alla transizione da democrazia a demagogia; come altri preferiscono, dalla democrazia al peronismo. Tira brutta aria.

continua….

 

Basta leggere i giornali di questi ultimi giorni, per percepire un ulteriore cambiamento “negativo” in atto in Italia.

Diversi fatti ne danno sostanza:

- L’approccio padronale del Governo al problema, enorme, della Giustizia

- La sostanziale mancanza di collaborazione positiva tra Governo ed opposizione (che oggi diventa uno STOP da parte del PD e di Veltroni)

- La sostanziale “stanchezza” che continua a contrassegnare i lavori di costruzione del PD

- L’assenza di dibattito nella Società civile, e la conclusione di quell’importante fase di vivacità che abbiamo tutti vissuto negli anni in cui il PD andava a nascere, sotto la leadership del tanto (ingiustamente) “criticato” Prodi

- Il mancato avvio di politiche innovative sui Temi dell’Ambiente e della Ricerca, tranne qualche piccolo Spot (come quello delle Borse di Ricerca per i Dottorandi).

…Speriamo che la Luna di Miele non sia già finita, altrimenti andiamo a finire male!

Massimo

In un momento tanto significativo per la storia del processo di integrazione europeo, il PSE e il suo Gruppo Parlamentare terranno a Napoli, dal 10 al 12 giugno prossimi, il tradizionale appuntamento annuale di incontro, confronto e riflessione sui principali dossier all’attenzione delle istituzioni comunitarie. Abbiamo scelto l’Italia, per la sua lunga tradizione europeista, per il suo impegno profuso nel corso degli anni per la costruzione dell’Europa e per conoscere da vicino il senso della novità politica maturata nel campo riformista con la nascita del PD. E’ nostra intenzione approfondire forme di cooperazione e discussione con questa nuova forza politica, oltre che con le altre componenti nazionali storicamente già legate all’esperienza del socialismo europeo.

E abbiamo scelto…continua

 IL FUTURO NELLA CLEAN ECONOMY

 

E’ impossibile non scrivere qualcosa su quello che in questi ultimi giorni si legge dai media, sull’ andamento dei mercati finanziari, dei prezzi del petrolio e delle materie prime, e della recessione che sta colpendo, a partire dagli Stati Uniti, tutto il mondo Occidentale.

Tutti questi accadimenti hanno un filo comune: la “tardiva” (per scelta?) constatazione, da parte dei mercati, delle istituzioni e dei cittadini, che il mondo è “limitato” nelle sue risorse naturali, e quindi nella sua crescita.

Tutti questi accadimenti sono, però, anche “acceleratori” di quel processo di transizione verso la Clean Economy che da tempo aspettavamo, e di cui ho provato a scrivere l’anno scorso (“La finanza si muove verso le Green Technologies” ).

Una cosa non riesco a comprendere, però: perchè realizzare così tardi quello che da tanto tempo si sapeva, nel mondo delle istituzioni?

Nel momento in cui la Globalizzazione prendeva piede, era evidente che, esaurita la positiva spinta competitiva, la domanda (di risorse naturali e, quindi, di beni e servizi) sarebbe cresciuta velocemente rispetto all’offerta, comportando, nel tempo, un PREZZO elevato.

La domanda è: era questo della “crescita infinita” un modello di sviluppo irrinunciabile per il nostro Pianeta, 20-30 anni fa?

O era possibile “sceglierne” un altro, più equilibrato e rispettoso dei limiti che la Natura impone, una Clean Economy appunto?

Massimo Preziuso

Innovatori Europei
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Ed arrivano belle notizie democratiche dagli Stati Uniti.

Sembra che, dopo la vittoria delle Primarie democratiche oggi assegnata ad Obama (futuro Presidente degli Stati Uniti!!), la Clinton stia pensando di farne la Vice.

Sarebbe davvero bello vedere, insieme, due innovazioni - rivoluzioni avvenire proprio nel Paese che oggi, più di tutti, ha bisogno di uno “slancio nuovo”.

Una coppia di Genere - Generazione - Cultura come quella Obama - Clinton rappresenterebbe, a mio avviso, l’avvio di una Nuova Epoca che, pian piano, sta arrivando anche da noi, in Europa ed in Italia.

Bisognerà, in quest’ultimo caso, solo avere la calma ed attendere ancora un po’.

O forse è il mio solito ottimismo, senza fondamenta?

Vedremo.

Massimo Preziuso

di G. Mariani